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La Val d'Agno

Montecchio Maggiore
Il centro si gloria di aver dato origine alla famiglia dei Montecchi, il cui più celebre esponente fu quel Romeo di scespiriana memoria. A riprova sono esibiti, uno di fronte all'altro, i cosiddetti castelli di Romeo e Giulietta, che si raggiungono risalendo per circa 2 km via San Valentino. In realtà si tratta di una coppia di fortificazioni scaligere, rispettivamente il castello della Villa, demolito dai veneziani nel 1514, e il castello della Bella Guardia, solo parzialmente restaurato. Ma ancor più rilevante è villa Cordellina Lombardi, costruita nel 1735-60 su progetti di Giorgio Massari e affrescata nel salone da G.B. Tiepolo. Della villa, ora di proprietà della Provincia di Vicenza, notevole è anche il giardino.

Villa Cordellina Lombardi a Montecchio Maggiore

Trissino
Il centro, che prende nome dalla famiglia cui era infeudata una ampia porzione della valle alla quale apparteneva il cardinale umanista che scoprì il Palladio, è noto per la lavorazione dei metalli preziosi e per la presenza di villa Trissino (ora Marzotto), che sovrasta il nucleo antico. La villa, immersa in uno splendido parco, si compone di due edifici distinti: la villa superiore, costruita tra il 1718 e il 1722 nell'area di un preesistente castello, fu progettata da Francesco Muttoni e ampliata da Girolamo dal Pozzo; l'inferiore, colpita da un fulmine nel 1841, fu restaurata come rovina romantica secondo il gusto del tempo.

Castelgomberto
Spicca in questo piccolo centro dalla val d'Agno il campanile barocco della ricostruita Parrocchiale. Sul vecchio tracciato per Malo, di trovano palazzo Trissino poi Barban (1710, ora sede municipale) e la villa Da Schio già Piovene Da Porto, eretta nel 1666 forse da Antonio Pizzocaro e ampliata nel XVIII secolo. Sulla facciata e nel giardino sono statue della bottega di Orazio Marinali, mentre nel salone centrale sono custodite tre tele giovanili di G.B. Tiepolo.

Valdagno
Il corso del torrente divide in due il maggior centro della valle: da una parte il nucleo primitivo, corrispondente all'insediamento medievale dei Trissino, accresciuto grazie alla misure idrauliche, agricole e commerciali presa dalla Serenissima, dall'altra la moderna Città sociale, voluta dai Marzotto. Lungo l'asse di viale Regina Margherita e corso Italia, a sinistra della statale, affacciano villa Valle, del primo '700, e la neoclassica villa Cengia, della fine dello stesso secolo; oltre un tratto di edilizia ottocentesca è la parrocchiale di San Clemente, della seconda metà del '700. Il monumento a Gaetano Marzotto di Luciano Minguzzi (1955) segnala la via che conduce al lanificio Marzotto, costruito nel 1836 e più volte ampliato, fino a raggiungere una superficie di 13 ettari. La Città sociale creata su iniziativa di Gaetano Marzotto tra il 1927 e il 1946, è un nucleo urbano autonomo, composto da due quartieri abitativi con circa mille alloggi, separati dal complesso dei servizi (tra cui scuole, teatro e piscina).

L'Agno a Valdagno

Recoaro Terme
Gli impianti d'imbottigliamento annunciano, oltre la testata della valle, Recoaro Terme, particolarmente popolare per le acque minerali e per aver imposto tra le abitudini nazionali il consumo di bevande a base d'essenza di chinotto. Le proprietà terapeutiche delle fonti, divulgate nel 1689, furono alla base di un notevole successo ottocentesco, legato alle vicende del neoclassico Casinò (1849) e, soprattutto, al complesso delle Fonti centrali, unificate in un vasto parco termale da Antonio Caregaro Negrin. A questi impianti in stile eclettico, solo parzialmente recuperati dopo l'ultima guerra, si aggiungono a poca distanza le Fonti staccate. Una seggiovia sale in circa 15 minuti a Recoaro Mille, pianoro nel cuore delle Piccole Dolomiti, attrezzato per le vacanze e gli sport invernali.

 

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