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Apparato digerente
A differenza
di altri ambiti di patologia, assumono un ruolo preminente le azioni farmacologiche specifiche dei componenti delle acque minerali.
Ogni mineralizzatore possiede un'azione biologica particolare che può
essere favorevole in alcune situazioni patologiche ma dannosa in altre.
Solo il medico specislista in idrologia può consigliare opportunamente
il paziente.
Nell'ambito delle patologie dell'apparato digerente le acque più utilizzate sono le bicarbonate, le solfate e le salse.
La metodica prevalente è la bibita (idropinoterapia), raramente si ricorre ancora a docce od irrigazioni rettali. Presso qualche stabilimento termale specializzato si esegue ancora il fango addominale (epatico).
Date le differenti modalità d'azione che possono avere le acque provenienti da sorgenti diverse, il medico deve prescrivere la terapia idropinica considerando la relazione tra le azioni biologiche e gli eventi patogenetici delle malattie.
La dispepsia causata da gastropatie croniche funzionali o da altre alterazioni della secrezione e della motilità rappresenta il motivo principale di ricorso alla terapia idropinica termale per patologiche gastriche.

La patologia intestinale di più frequente riscontro in ambito termale è la stipsi cronica semplice che può essere accompagnata da spasmo o da atonia della muscolatura colica.
L'impiego di acque cloruro-sodiche e solfato-calciche con metodiche soprattutto idropiniche ma anche irrigatorie intestinali consente di ottenere ottimi risultati che si mantengono anche a distanza di mesi dalla terapia. L'azione dell'acqua in questi casi è spesso potenziata dal riscaldamento.
La terapia termale coadiuvata da provvedimenti igienico-dietetici rappresenta un ottimo metodo di rieducazione funzionale dell'alvo.
Le acque solfato-calciche, bicarbonato-calciche, bicarbonato-solfato-alcalino terrose e salse leggere vengono utilizzate nelle coliti croniche organiche e funzionali come la colopatia funzionale.
In alcune diarree croniche possono essere impiegate con discreto
successo acque bicarbonate e cloruro-sodiche.
Anche in questi casi occorre sempre tener presente la natura della
malattia, la sua patogenesi e gli effetti della singola acqua.
La terapia termale non può in questi casi essere risolutiva; per quanto
ricerche sperimentali anche recentissime abbiamo dato risultati soddisfacenti la crenoterapia nelle epatopatie croniche ha attualmente un ruolo di presidio coadiuvante.
Le azioni colagoghe, coleretiche ed antispastiche indicano la crenoterapia in alcune patologie biliari.
Le acque bicarbonate e solfate vengono classicamente impiegate nella diatesi litogena biliare. Lo scopo è di modificare in senso non litogeno la bile, di aumentarne il flusso e di regolare la motilità dell'albero biliare. Nessun tipo di acqua minerale può determinare la dissoluzione di calcoli biliari.
La terapia idropinica è inoltre controindicata nelle fasi acute (coliche, colangiopatie, etc.). La calcolosi biliare rappresenta, in pratica, una indicazione alquanto dubbia alla terapia termale. Consideriamo però che, in assenza di controindicazioni, il trattamento idropinico può intervenire sulla mucosa colecistica, sulla composizione della bile e sulla motilità delle vie biliari prevenendo le note complicanze della calcolosi.
Indicazioni specifiche sono infatti rappresentate dalle discinesie delle vie biliari, dalla sindrome post-colecistectomia e dalle colecistocolangiopatie croniche. La metodica impiegata è soprattutto quella idropinica.
In alcuni stabilimenti si utilizza il fango epatico che per gli effetti
antispastici ed analgesici è in grado di completare l'azione terapeutica
dell'acqua assunta per bibita.
Il fango addominale è controindicato nelle epatopatie acute, ittero,
epatite cronica attiva e cirrosi scompensata.
DOVE CURARSI
Hotel Abano
Terme